Elisa Nicoletti, quando l’architettura è «un dialogo tra poesia e tecnica»

In una mano il cellulare per scattare fotografie; nell’altra la valigia per vedere, scoprire, immaginare, trovare ispirazione. Aggiungere, curiosità e voglia di mettersi alla prova. Architetta, Elisa Nicoletti lavora sul campo da una decina di anni nel settore dell’abitare, dopo aver conseguito la laurea in Scienze dell’Architettura ad Ascoli a cui è seguita quella in Progettazione in Architettura a Firenze e poi in Francia all’École Nationale d’Architecture del Lyon.

 

Ma da sempre l’accompagna una grande manualità e la propensione al disegno, talento che ha fin da bambina. Una passione, quella per l’architettura, nata al tempo delle superiori, per puro caso, racconta, e «in un periodo incerto in cui la danza sembrava avere il sopravvento. Dunque, è stata una scoperta a cui ho dato un nome ben preciso solo vivendola». Oggi Nicoletti lavora soprattutto nel campo dell’edilizia abitativa ma le piacerebbe in futuro potenziare il settore commerciale e il general contractor.

«La bellezza?  Per me è armonia. Risponde ad una sensazione di benessere». La sua cifra, uno stile minimalista tra tonalità neutre e linee curve. «In ogni lavoro cerco un’anima che trovo magari nel dettaglio che sorprende, nel colpo di scena che dà carattere agli ambienti. E poi la cura del dettaglio quasi maniacale…Niente è lasciato al caso».

E per arrivare a questo la necessità di un dialogo continuo con i clienti e il confronto e la collaborazione con ingegneri, termotecnici, fornitori, artigiani e professionisti dell’abitare.

Tra questi Natalucci. «Con loro ho avuto da subito un rapporto di fiducia. Hanno il grande pregio di saper ascoltare e lavorare con loro mi fa stare tranquilla perché posso contare su professionalità, precisione e creatività allo stesso tempo». E aggiunge: «Per me poi ogni cantiere è un’esperienza nuova. Mi piacciono le sfide, mettermi in gioco per trovare e arrivare a delle soluzioni, mi piace la possibilità di misurarmi in progetti sempre più ambiziosi»

«Per me l’architettura è un viaggio tra ordine e poesia, è pensata per essere vissuta, sentita e ricordata». E proprio nei viaggi trova grande ispirazione per questo scatta sempre molte fotografie, girando con il cellulare sempre in mano. L’ultima valigia è stata preparata di recente, destinazione Giappone. D’altra parte nei suoi ultimi lavori emergono influenze Japandi. Come nel caso della pavimentazione tipo Kintsugi, che trae spunto dalla tecnica di restauro della ceramica in cui si riparano oggetti rotti con lacca e polvere d’oro. Giochi di luce e riflessi per un’armonia essenziale che punta al benessere.

 

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