Progetti d’interno, fuori dai clichè per un’architettura emozionale

Al secondo piano di un palazzo storico nel centro di Jesi ha sede lo studio di architettura Progetti d’Interno. L’entrata, in via Pietro Grizio: un portone, un patio interno, mura spesse e grandi scale nella penombra che si aprono in un dedalo di livelli. A raccontare lo studio, nato nel 2016, il fondatore Roberto Maria Pizzuto. Siciliano d’origine, una laurea in Architettura, una specializzazione in Design industriale ed una formazione in ambito teatrale e scenografico.

 

 

Da Parigi a Tokyo a New York dietro le quinte per costruire la “magia” del teatro.

«L’esperienza lavorativa ventennale nei più importanti teatri d’opera, fatta di viaggi continui, mi ha permesso, oggi, di avere uno sguardo “altro” sul lavoro di Interior Designer». Qui, con lui, lavorano altri professionisti:Leonardo Bartelucci (Garden designer), Claudia Battelli (Ingegnera termotecnica), Adriano Alessi (Architetto urbanista).

«Di quel periodo legato al teatro – spiega – rimane uno sguardo che sa giocare con gli spazi, con la luce, con la prospettiva. Così da ricreare nei progetti un po’ di quella magia che solo il teatro sa far nascere nello spettatore».

 

 

Progetti d’Interno si occupa di ristrutturazione, recupero di immobili storici o in fase fatiscente, restyling di residenze private, locali commerciali, studi medici, studi professionali, showroom, ristoranti. E poi l’outdoor e i giardini. Un servizio chiavi in mano: dal progetto su carta allascelta del complemento d’arredo, con occhio attento alle esigenze del cliente.

In studio si cercano soluzioni che rispettano l’ambiente, utilizzando materiali ecologici, o recuperando arredi di design degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta per dare loro seconde vite, in contesti diversi.

«Lavoriamo cercando di arrivare all’anima del progetto sia esso uno spazio interno sia esterno. Il nostro obiettivo è cucire per il cliente una soluzione su misura con lo sguardo rivolto all’estetica e al funzionale. Ci piace dare vita ad un ambiente “contaminato”, mecciato, con la giusta atmosfera, non replicabile ma unico ed originale».

 

 

Particolarità dello studio, la realizzazione di giardini: dalla scelta delle piante alla distribuzione dello spazio. L’outdoor come integrazione dello spazio abitativo interno, del paesaggio circostante, attrezzato per essere vissuto in ogni stagione dell’anno».

L’architettura? «Per noi deve essere soprattutto funzionale per chi la vive o la abita, di facile fruizione, sia essa residenziale sia pubblica. Spesso si perde questo aspetto andando verso la sola ricerca del bello. Uno spazio, invece, deve vibrare di emozione ma non per questo deve perdere la sua fruibilità. L’anima va ricercata: in un abbinamento del colore, in un dettaglio dell’arredo, nell’illuminazione. Richiami che danno ritmo e respiro in un armonico giro di sguardi e sensazioni».

 

 

Da qui il supporto e il confronto con professionisti del settore, come Natalucci. «Con questa realtà abbiamo sempre trovato grande disponibilità, grande capacità nel comprendere le nostre richieste e la possibilità di esplorare insieme le proposte più corrette per un progetto. Per noi il loro supporto e la loro esperienza è davvero importante. Si lavora con empatia e in un ambiente accogliente. Un luogo dove esplorare i brand più importanti e tecnologicamente all’avanguardia, un luogo anche di formazione che mette in relazione diversi professionisti del settore».

 

 

«Ci piacerebbe, con il nostro lavoro, e attraverso le nostre scelte, abituare le persone al concetto di bellezza, all’armonia della forma e del colore che non vuol dire effimero, ma essere in grado di sentire anche l’anima di ciò che ci circonda. Il nostro obiettivo è fare sempre meglio, con serietà e competenza, continuando ad avere uno sguardo critico, attento e riflessivo».